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La risposta spagnola al Viagra

La „Tortilla Sacromonte“. Ovvero, cosa siamo disposti ad ingurgitare pur di aumentare le nostre prestazioni sessuali.

Mentre la popolazione europea invecchia, il tasso di natalità cola a picco, i giovani rimangono sempre di più a casa e i divorzi sono più numerosi dei matrimoni, in un ridente quartiere dell’Andalusia, in Spagna, la vita scorre tranquilla tra sole, banchetti, vino, tapas e flamenco. E mentre i francesi ci provano con le rane, gli italiani con le ostriche, i tedeschi con il sedano, i polacchi con la birra, gli ungheresi con il sangue di maiale e il resto del mondo con le famose pilloline azzurre, loro custodiscono silenziosamente l’afrodisiaco segreto.

Tutto ebbe inizio nel diciottesimo secolo, nel quartiere gitano del Sacromonte, Granada, dimora di artigiani e artisti, di poeti e ballerini. Come ogni primo febbraio, per la festa di San Cecilio, l’abate della città stava organizzando il gran banchetto in onore dell’alta società granadina. La notte del 31 gennaio, secondo la leggenda, un gruppo di ladri entrò nell’abbazia e rubò tutta la selvaggina. Disperato per il furto e vagando per le cantine alla ricerca di una soluzione e di provviste, il buon uomo si imbatté nel sacchetto in cui il macellaio aveva scartato i “gioielli” degli animali rubati. La „Tortilla Sacromonte“. Ovvero, cosa siamo disposti ad ingurgitare pur di aumentare le nostre prestazioni sessuali.

L’uomo di chiesa si ricordò allora della ricetta letta nel De Medicamentis Liber, in cui Marcello Empirico suggeriva di alimentarsi per tre giorni consecutivi di ghiandole genitali maschili di toro condite con miele e olio d’oliva, per risollevare l’animo e le energie.

Il priore in persona decise allora di rimboccarsi le maniche e di mettersi ai fornelli. Lessò le cervella e i testicoli dell’animale (sembra che la versione più efficace sia di toro) per cinque minuti. Fece soffriggere in una padella ampia e profonda della cipolla sminuzzata, delle carote tagliate a rondelle e del peperoncino. Pelò i testicoli come vere e proprie patate, li fece a pezzettini con le cervella, li aggiunse al soffritto con tante uova quanti invitati. Lasciò cuocere gli ingredienti come una normale frittata ben sugosa e la servì agli invitati per cena.

Che l’abate abbia pensato in quel momento di fornire all’alta società granadina una notevole ragione per credere ai miracoli di Dio o che l’abbia fatto per contribuire alle nascite del quartiere o per la semplice felicità dei suoi invitati, queste rimangono solo supposizioni. Fatto sta, che diede vita ad una ricetta dai poteri miracolosamente afrodisiaci, una ricetta che, tramandata da padre in figlio e da figlio in figlio e così via, arrivò intatta fin sulla nostra tavola.

Il piatto, con il nome di “Tortilla Sacromonte”, dal quartiere di Granada, viene servito come piatto tipico nella maggior parte dei ristoranti andalusi e soprattutto durante la festa di San Cecilio. Molti suppongono che la carne abbia lo stesso sapore del pollo, altri che la frittata sia una vera prelibatezza; sapori o schifezze a parte, rimane il fatto che la regione Andalusa, secondo la statistica ufficiale tratta dal “Instituto Nacional de Estadística”, mantiene il tasso di natalità più alto di tutta la Spagna.

Ingredienti (per 6 persone)

1 etto di cervella di toro o d’agnello

1 etto di testicoli di toro o d’agnello

Olio extra vergine di oliva

Un bicchiere di vino bianco

6 uova

1 cipolla

peperoncino

carote

sale

Preparazione

Far bollire le cervella e i testicoli, precedentemente ben lavati, in una pentola con acqua, sale, erbette e un bicchiere di vino bianco. Soffriggere la cipolla con le carote tagliate a rondelle e il peperoncino in una padella ampia e profonda. Sbattere le uova separatamente. Aggiungere le cervella, i testicoli (pelati e sminuzzati) con le uova e lasciar cuocere come una normale frittata


Autrice: Irene Sacchi

Foto: Claude Dagenais, Sieto Verver, Matthew Cole


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