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Contro la Poverta`

Paul van Dyk, DJ numero uno al mondo, ha lasciato il segno sulla scena della musica mondiale, e anche oltre. Adesso, rallenta la sua corsa per un faccia a faccia e diventa portavoce di giustizia sociale.


Indigo:

New York – Stoccolma – Shangai – come DJ, devi aver visto il mondo intero dalla prospettiva più luminosa, quella delle discoteche, e dalla prospettiva più oscura, quella delle strade di giorno.

Paul van Dyk:

È vero. Sono già stato nelle favelas di Rio de Janeiro, di San Paolo o del Messico durante i miei viaggi. La molla che mi ha fatto aprire gli occhi, comunque, viene dalla mia visita a Bombay, in India. Da quel momento ho cominciato ad occuparmi della povertà infantile. La miseria che mi sono trovato di fronte era semplicemente inaccettabile. Ho immediatamente contattato il consolato tedesco alla ricerca di un’associazione di beneficenza. Per me Akansha era quella che offriva il programma più tangibile. Hanno istituito vere e proprie scuole nelle baraccopoli, ma si occupano soprattutto di distribuire cibo. Akansha permette ai bambini di avere accesso all’educazione e gli offre una speranza di un futuro migliore.

Indigo:

Non dobbiamo spingerci fino in India per incontrare problemi di povertà infantile. UNICEF ha recentemente pubblicato un rapporto dai risultati scioccanti: nelle nazioni europee più ricche, come la Germania, la Gran Bretagna o l’Italia, i beni di prima necessità ancora scarseggiano.

Paul van Dyk:

Si, la Germania rappresenta ancora una delle nazioni più ricche del mondo, ma se avessero accesso al nostro sistema di sicurezza sociale esclusivamente le persone veramente bisognose, ci sarebbero abbastanza soldi per tutti i nostri bambini. Non voglio fare il polemico, parlo solo in base all’esperienza accumulata nel campo della beneficenza.

Indigo:

Con il tuo progetto Rückenwind aiuti i bambini della tua città natale, Berlino. Puoi fare un paragone tra la situazione dei bambini in Germania e quelli in Inida?

Paul van Dyk:

È un tipo di povertà completamente differente. Ci sono persone che affermano che la situazione in India sia peggiore che in Germania. Per me il paragone non regge, tutto dipende da circostanze soggettive.

Indigo:

Secondo il tuo ragionamento, chi potrebbe considerarsi povero in Germania?

Paul van Dyk:

Per esempio, noi del Rückenwind abbiamo scoperto che varie famiglie non hanno un computer in casa e neppure accesso all’internet. Molti professori o maestri chiedono agli alunni: “Vedi quello che trovi su internet e scrivi qualcosa al riguardo.” I bambini non vogliono ammettere di essere poveri, non fanno i compiti e prendono un cattivo voto. Il nostro proposito è dare a questi bambini la sensazione che per noi siano importanti. Se non credi in te stesso non sarai mai spinto ad imparare qualcosa.

Indigo:

Akansha in India, Rückenwind in Geramania, Ground Zero Kids negli Stati Uniti, questi sono solo alcuni nomi di organizzazioni di cui fai parte. Con il poco tempo a disposizione di una vita da famoso DJ, trovi effettivamente tempo per dedicarti a tutte queste organizzazioni?

Paul van Dyk:

Per dire la verità sono solo un membro di un gruppo di persone che si occupano di tali progetti. Cosa potrei offrire a questi bambini individualmente, a parte fare il pagliaccio o giocare con loro? Questo fa parte del mio lavoro, ma abbiamo bisogno di pedagoghi con esperienza. La mia partecipazione reale si limita alle donazioni e alle idee.

Indigo:

Ci fai un esempio di una tua ultima idea?

Paul van Dyk:

Stiamo pianifi cando di portare i bambini in campagna per mostrargli una vera mucca, un vero maiale o semplicemente alberi veri – e non questi “cosi” sporchi che vedono nella città. Indigo: È stata questa sporca città a premiarti lo scorso anno con il Landesverdienstorden (medaglia in merito della città di Berlino) la fascia rossa e bianca. Tenendo conto degli innumerevoli premi ricevuti come DJ, questo riconoscimento è solo uno in più che si aggiunge alla tua mensola o ne vai ancora fiero? Paul van Dyk: Non posso non ammettere che mi piaccia riceverli, ma non sono la fonte di ispirazione per quello che faccio. Non cambierei una singola nota semplicemente per ricevere un premio.

Indigo:

Nonostante il tuo successo, non ti dai delle arie e ti occupi di scoprire nuovi successi nel campo della musica. Supporti giovani artisti con la tua propria etichetta VANDIT Records. Chi ti interessa dunque? Paul van Dyk: La musica elettronica non è poi tanto differente dalla musica punk; ci sono pochi gruppi veramente buoni e molti altri che cercano di esserlo. Ammiro molto il lavoro di Santiago Niño al momento. Originario del Guatemala, vive attualmente in Colombia. Santiago è un vero esperto di musica elettronica e mi ha accompagnato nell’ultima tournée in Sud America. Indigo: Cosa mi racconti degli artisti europei?

Paul van Dyk:

Eddie Halliwell o Adam Sharadon hanno fatto dei pezzi niente male. Comunque sia, con l’avvento di internet non è più importante da che parte del mondo vieni. Puoi comporre nel tuo piccolo paesino e diventare un successo internazionale. Non è più importante trovarsi in posti cruciali come a Londra o a Barcellona. È difficile dare delle preferenze, è come rispondere alla domanda: qual’è la tuo club preferito? Per esempio la Galleria Turnmills a Londra è un ottimo evento, ma non potrei mai consigliarlo come club. È stato costruito in maniera orribile. L’atmosfera è completamente inappropriata. Sono stato anche a Glasgow e la situazione era delle migliori. Abbiamo anche il nostro evento, il Kasselhaus a Berlino. La cosa strana è che il giorno prima può ospitare un concerto di musica classica e il giorno dopo uno show. Non posso criticarlo. La musica elettronica è un fenomeno globale con ripercussioni in Europa. Per questo puoi trovare gente in tutto il mondo che ne va pazza.

Indigo:

Fammi un esempio di un ambiente perfetto

Paul van Dyk:

La stagione estiva a Ibiza è semplicemente fantastica. È in Europa, ma non interessante solo da un punto di vista europeo. Si ha la possibilità di incontrare persone che vengono da tutto il mondo. Quelli di Beirut festeggiano con quelli di Tel Aviv e insieme fanno fuochi d’artificio. La religione o il credo perdono importanza. Si tratta solo di puro divertimento.

Indigo:

Il tuo ultimo disco, una compilation con altri artisti, The Politics of Dancing 2, si riferisce a questo?

Paul van Dyk:

Concepisco la musica elettronica come un importante punto d’incontro tra persone con storie, culture, religioni e ambienti completamente differenti che semplicemente si divertono insieme. Dovremmo considerare il numero di diplomatici necessari per raggiungere lo stesso risultato.

Autrice: Miriam Frömel
Foto: Harry Schnitger Verena Brandt
Traduzione: Irene Sacchi

Bevanda gassata marrone contenente caffeina = CocaCola;

Pezzo di carta autoadesivo= Post-it;

Musica elettronica = Paul van Dyk.

Alcune marche sono riuscite a confondere il significato con il significante. Nato nel 1971, Paul van Dyk e` cresciuto nella Berlino Est ed e` diventato uno dei piu` famosi DJ. Dopo essere stato nominato Miglior Produttore di musica Tecno / House (British DJ Magazine), DJ piu` famoso dell’anno 2005/2006 ed essere stato selezionato per il Grammy 2005 nella categoria Miglior Album Elettronico/Dance, ha anche ricevuto il Landesverdienstorden (medaglia di merito) della citta` di Berlino. Quando non si trova di fronte ai dischi, investe tempo e denaro in progetti sociali e politici. E` il fondatore di Rückenwind, un progetto di aiuto per l’infanzia. Attraverso l’iniziativa americana Rock the Vote ha chiamato in appello i giovani a fare un uso appropriato del loro diritto al voto. Il suo ultimo album, The Politics of Dancing 2, risale al 2005. La sua versione remix del singolo di Justin Timberlake, What Goes Around...Comes Around, e` attualmente in vendita.


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