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Homo Exodus

Discriminati a scuola, nell’esercito e persino all’ospedale. Gli omosessuali dei paesi dell’ex blocco sovietico emigrano in massa.

In Lettonia il primo gay pride organizzato a Riga nel 2005 si è tramutato in una catastrofe. Juris Lavrikovs militante gay lettone, racconta: “Prima della manifestazione, un’isterica campagna omofobica era partita della chiesa cattolica, dalla luterana e dall’evangelica, così come da parte di gruppi dell’estrema destra ultranazionalista”. Lo stesso primo ministro, Aigars Kalvitis, si era dichiarato contrario alla manifestazione, considerando che una parata di una minoranza sessuale non aveva niente a che vedere con il centro della capitale. L’opposizione ha ravvivato l’animo dei contro-manifestanti: “Quando ci siamo messi in marcia, migliaia di persone hanno iniziato ad intonare canti omofobici e a brandire manifesti. Si poteva leggere: „Gli omosessuali fottono la nostra patria; I vostri diritti si fermano là dove comincia il mio culo; la sfilata della vergogna....”. Più volte i manifestanti hanno cercato di contrapporsi, tenendosi per mano o sedendosi in mezzo alla strada, al fine di bloccare il corteo. Malgrado la protezione della polizia, la sfilata fu rapidamente interrotta. “Ci lanciavano uova, pomodori e persino gas lacrimogeni. Ci siamo dovuti riparare dentro una chiesa”. Testimonia Juris Lavrikovs. Fortunatamente nessun manifestante è rimasto ferito.

Non si può dire lo stesso della prima manifestazione omosessuale russa, organizzata a Mosca il 27 maggio 2006. “Molte organizzazioni non governative e la stessa chiesa ortodossa si sono opposte alla marcia”. Riporta l’organizzazione per la difesa dei diritti umani, Human Rights Watch. Nonostante il divieto della polizia e della giustizia, imposto violando gli accordi internazionali ratificati dalla Russia, gli organizzatori avevano deciso che la sfilata avrebbe avuto ugualmente luogo. “Mosca non è sodomita!”, “I froci fuori dalla Russia!”: come in Lettonia, l’apparizione pubblica di gay e lesbiche ha scatenato l’ira di alcune centinaia di nazionalisti. “Dobbiamo uccidere i froci” sosteneva Boris, giovane agente di polizia particolarmente robusto. Benché la polizia abbia cercato di respingere le bande di skinheads, piccoli gruppi di giovani sono riusciti ad aggredire i manifestanti. Tra questi figurava il deputato dei verdi, il tedesco Volker Beck, portavoce dei gay e delle lesbiche nel proprio paese e Pierre Serne militante ecologista francese venuto a sostenere gli omosessuali russi.

La situazione non è isolata alla Lettonia e alla Russia. In Bielorussia gran parte della popolazione è contraria alla nascita di un movimento omosessuale. “L’omofobia, il sospetto ed i pregiudizi sono ancora molto diffusi. Secondo uno studio della lega bielorussa per l’uguaglianza dei sessi, il 47% dei cittadini bielorussi pensa che „Gli omosessuali dovrebbero essere imprigionati”, afferma Svyatoslav Sementsov, militante membro dell’organizzazione Vstrecha “Gay e lesbiche sono vittime di molestie, indipendentemente dal loro livello sociale”. I politici sono dello stesso avviso. Nell’aprile del 2005, Viktar Kuchnynski rese pubblica la sua volontà di criminalizzare l’omosessualità. Numerose conferenze sono state vietate dal governo. Alcuni militanti sono stati arrestati. “I media, controllati dallo stato, hanno anche screditato l’organizzazione LGBT”. Questo discredito è stato largamente rilanciato da alcune correnti religiose, che recitano un ruolo importante nella persistenza del sentimento omofobico. Al riguardo, la recente elezione di Benedetto XVI non annuncia modifiche da parte del vaticano. Il cardinale Ratzinger, si era fatto portavoce dell’omofobia durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Secondo l’attuale papa, l’omosessualità è “un’anomalia” contraria “alla legge morale naturale” alla quale bisogna “opporsi in maniera chiara e decisa”. Nel documento rimasto celebre intitolato “Considerazione a proposito dei progetti di riconoscimento giuridico delle unioni tra omosessuali” vengono riportati gli interventi della chiesa nella sfera pubblica. Si tratta in effetti di „affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unioni” , di „non esporre le nuove generazioni ad un concetto sbagliato di sessualità” e, più in generale, di „lottare contro l’uguaglianza dei diritti dei gay e delle lesbiche“. La presa di posizione delle istituzioni ecclesiastiche contro le pratiche omosessuali ha riscosso una grande eco nella classe politica polacca. I politici hanno infatti moltiplicato le dichiarazioni e gli atti omofobici. Nel 2005, il primo ministro ha dichiarato: “Se una persona cerca di infettarne un’altra con la sua omosessualità, lo stato deve allora intervenire contro tale attentato alla libertà”.

Nel 2006 un alto funzionario è stato congedato dal ministero dell’educazione per aver diffuso Compass, un manuale del Consiglio d’Europa che sensibilizzava i giovani sui problemi delle discriminazioni.Il suo successore ha affermato, poco tempo dopo, di tenere la situazione nuovamente sotto controllo. L’omosessualità è contro la natura umana (...); tali comportamenti non devono essere presenti nelle scuole. L’obbiettivo della scuola è quello di spiegare la differenza tra bene e male, tra bello e brutto(...). La scuola deve spiegare che le pratiche omosessuali conducono al dramma, al vuoto e alla degenerazione. Come se non bastasse, il deputato polacco Wojciech Wierzejski ha pubblicamente incitato ad usare la forza contro i militanti gay e lesbiche nel giorno della marcia annuale organizzata ogni anno a Varsavia: “Se dei deviati si mettono a manifestare, dobbiamo colpirli a bastonate”. Ancora più grave, secondo Amnesty International al momento del raggruppamento a Poznan, i militanti della causa omosessuale sono stati offesi dal Mlodziez Wszechpolska, movimento nazionalista ultracattolico di estrema destra, membro della coalizione al potere. Alcuni membri dell’organizzazione chiedevano lo stermino degli omosessuali. Tra gli insulti, si poteva ascoltare “Gassiamo i froci” e “Vi faremo fare la fine che Hitler ha fatto fare agli ebrei”.

Confrontandosi con un ambiente ostile e incontrando difficoltà ad ammettere la loro differenza, gli omosessuali dei paesi dell’est vivono male la loro sessualità. Nell’ambito del programma dell’Unione Europea contro la discriminazione, la International Lesbian and gay Association (ILGA) ha realizzato uno studio sulla popolazione omosessuale dei paesi dell’est. Le statistiche realizzate in dieci nuovi paesi membri dell’Unione (Rep. Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia, e Romania) rivelano che circa il 50% dei gay e delle lesbiche di queste regioni decidono di emigrare. Le discriminazioni hanno luogo tanto in famiglia quanto a scuola, sul lavoro, nell’esercito, in ospedale o in chiesa. Più del 40% ha già subito molestie e quasi il 20% è stato vittima di aggressioni fisiche. In Romania, Slovacchia e Slovenia, il 25% degli omosessuali aggrediti dichiarano che la polizia ha avuto una reazione ostile, quando sono andati a sporgere denuncia.

Nella maggioranza dei paesi dell’Europa dell’est le violenze contro gli omosessuali non sono episodi isolati. L’omofobia è il più delle volte radicata nella polizia e nell’esercito. Il rapporto dell’ILGA riporta la testimonianza di un giovane rumeno: “ Durante il servizio militare sono stato violentato da tre ufficiali(...) al fine di iniziarmi al “piacere del servizio”, i tre uomini hanno evidentemente considerato di dovermi dare una lezione sessuale”.

Il tempo in cui in Europa occidentale l’omofobia istituzionale era ancora in voga non è in realtà così lontano. Nel 1960 Paul Mirguet, allora deputato del partito di maggioranza al parlamento francese, teneva un discorso apertamente omofobo: “Penso che sia inutile insistere a lungo, perchè voi tutti siete a conoscenza della gravità di questo flagello dell’omosessualità, flagello dal quale dobbiamo proteggere i nostri bambini. Nel momento in cui la nostra civilizzazione, pericolosamente minoritaria in un mondo in piena evoluzione, diviene così vulnerabile, dobbiamo lottare contro tutto quello che può diminuire il nostro prestigio”. Di fronte a questi propositi, lontani dal manifestare la propria contrarietà, i parlamentari francesi adottarono l’emendamento proposto e una nuova categoria “l’oltraggio al pubblico pudore, sotto forma di un atto contro natura, il rapporto con un individuo dello stesso sesso” fu inserito nel codice penale.

“Fino alla fine degli anni 70, i mass media non ne parlavano minimamente”, testimonia Jean Michel Bonnet, medico anestesista originario di una piccola città del- la provincia francese. Così il 46% degli omosessuali francesi decise di andare a vivere nella regione parigina. Questo cinquantenne in piena forma fa parte di categorie socio-professionali superiori. “Se non fossi stato gay, probabilmente sarei rimasto in provincia” ammette. “All’epoca, era un tema ancora completamente tabu. Stiamo parlando del 1968, come se tutto ciò a quei tempi non fosse esistito”. Bisognerà infatti attendere la formazione di gruppi organizzati, come il comitato d’urgenza anti-repressione omosessuale, tra gli anni 70 e l’inizio degli anni 80, per far sì che il movimento abbia una reale visibilità. “Quando ho lasciato la provincia per trasferirmi a Parigi, vivevamo ancora come i primi cristiani, con dei codici e dei luoghi d’incontro, c’erano solamente dei bar con i vetri colorati”. Nel corso dei successivi 20 anni le cose sono cambiate. Dalla depenalizzazione del 1982 ai patti civili di solidarietà del 1999, la situazione non ha smesso di migliorare per gli omosessuali parigini. “Adesso esiste il quartiere Marais e il sindaco di Parigi è omosessuale. Sento realmente una normalizzazione che a mio avviso è rassicurante. Dobbiamo comunque rimanere vigili. Una minoranza resterà sempre una minoranza. Basta guardare che cosa succede dal punto di vista religioso, per vedere che nulla è dato per scontato”.

Se l’omosessualità è sempre più accettata dalla famiglia e dagli amici, non sempre si può dire lo stesso per i gay e lesbiche. I giovani omosessuali francesi tra i 16 e i 39 anni innalzano a tredici volte la possibilità di tentato suicidio, rispetto ai giovani eterosessuali. Questo prova che la lotta non è fi nita nemmeno nei paesi dell’ovest.

Ormai le rivendicazioni dei movimenti omosessuali francesi si basano sull’uguaglianza dei diritti. Matrimonio, fi scalità, adozione, successione, ricongiungimento con il partner ma le discriminazioni che devono subire gli omosessuali sono ancora numerose. “Il prossimo grande traguardo sarà il diritto all’indifferenza. il fatto che io sia omosessuale fa parte della mia vita privata, come la scelta della religione o dell’alimentazione”.Jean Michel tuttavia afferma che non si sente vittima di discriminazioni nella sua vita quotidiana. Si augura che presto anche gli omosessuali dei paesi dell’ex blocco sovietico possano dire altrettanto. E si mostra piuttosto fi ducioso riguardo al miglioramento delle loro condizioni negli anni a venire. “Attualmente i paesi dell’est stanno scoprendo la pluralità, che sia politica religiosa o sessuale. La situazione è incoraggiante, viaggiando a Praga oggigiorno, non si ha l’impressione che ci siano delle grandi differenze con Parigi”.

Per il medico parigino, la lotta in favore della causa dei diritti omosessuali in atto nell’est Europa deve passare attraverso delle forme d’azione collettive: “Militate! Unitevi! Avvicinatevi! Viaggiate ad ovest. E sopratutto, approfi ttate dell’Europa!”

Autore: Etienne Deshoulières

Foto: Joab Nist

Traduzione: Giorgio Regoli


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